… un anno di Viaggiare per Condividere!
Dopo un anno di incontri, si apre il tempo dell’estate dei giovani di Viaggiare per Condividere. Spesso questo tempo estivo di viaggi sembra la meta del percorso fatto, ma in verità il viaggio è iniziato ad ottobre! Un cammino che ha visto impegnati 33 giovani, provenienti da varie zone della Diocesi e non, che si sono messi in gioco per scoprire come la missione non sia qualcosa di lontano e distante che chiede solamente di preparare le valigie e salire in aereo, ma inizia dalla vita di tutti i giorni dove la sfida più grande diventa quella di conoscere anzitutto se stessi, per poter accogliere la bellezza dell’incontro con l’altro e lasciarsi così ‘scomodare’ da un’altra cultura e modo di pensare.
‘L’altro mi appartiene’, ‘un incontro autentico con l’altro’, ‘la sfida di so-stare’, ‘un allenamento degli occhi e del cuore’, ‘condividere quotidianità’, ‘scoprire cosa Dio ha preparato per noi’… questi alcuni dei pensieri di chi ha partecipato quest’anno al percorso. Saranno in 30 a viaggiare questa estate tra Liberia, Filippine, Angola, Egitto, Ecuador, Thailandia, Brasile e Mozambico, destinazioni diverse ma per tutti c’è la bellezza di aver vissuto insieme un cammino con lo stesso desiderio e sogno. Ora è tempo di preparazione della mente e del cuore, in attesa di rivederci a settembre per la condivisione delle esperienze.
Desideriamo condividervi ciò che si è acceso nel cuore di alcuni dei giovani che hanno partecipato a Viaggiare per Condividere. Un’occasione per cogliere la bellezza di sentirsi ‘attratti da un Amore che non si impone, e inviati con la leggerezza di chi non va a conquistare, ma semplicemente a camminare accanto’.
LE TESTIMONIANZE
Sono Alessio ho 29 anni e quest’anno ho partecipato al percorso di viaggiare per condividere! Mi è stato chiesto di scrivere due parole a riguardo e, secondo me, il modo migliore di iniziare è partendo proprio dal nome di questa esperienza; cioè viaggiare per condividere!
Viaggiare: ai giorni nostri quando pensiamo al verbo viaggiare pensiamo subito ad uno spostamento da un luogo ad un altro, solitamente distante, e che per questo avviene attraverso mezzi siano aerei, navi o treni. Ma se si fosse trattato solo di prepararsi ad un mero spostamento sarebbe servito un percorso come questo? Non penso proprio! Per questo diventa interessante questa parola quando iniziamo a considerarla partendo dalla sua etimologia. Viaggiare (più che altro viaggio) deriva dal latino viaticum che rappresentava l’insieme delle provviste che un viaggiatore portava con sé per affrontare un cammino. Bello questo cambio di prospettiva! Non è più lo spostamento al centro del viaggio ma ciò che si porta con sé ciò che occorre. Ed è stato proprio così, questo percorso ci ha aiutato a preparare il viaticum necessario per affrontare il viaggio di incontro con l’altro!
Per: tre lettere molto semplici ma che ti mettono subito all’erta. Stanno a dire: “ehi tu, preparati! Guarda che la parola che mi seguirà è l’obiettivo del tuo viaggiare, la tua ragione, non dovrai mai perderlo di vista!”
Condividere: eccoci giunti al nostro obiettivo! Con – dividere. Cioè dividere insieme ad altri. Ma altri chi? E poi dividere cosa? E anche in questo il percorso appena affrontato mi ha aiutato a dare delle risposte, a definire chi è l’altro e cosa c’è da dividere e magari a farmi nuove domande che mi hanno fatto cambiare punto di vista. Tutto questo è stato possibile grazie alle persone che han organizzato, supportato, sopportato e ci hanno ospitato in questo anno e che grazie a loro han reso l’esperienza ancora più vera. Grazie! Infine a proposito di dividere vorrei lasciarvi con un piccolo spoiler, cioè una delle frasi che mi è rimasta più nel cuore: “Nella matematica di Dio per moltiplicare bisogna Dividere”.
Alessio Lionello
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Mi chiamo Anna e sono venuta a conoscenza del progetto Viaggiare per Condividere, grazie ad una conoscenza all’interno della commissione. Avevo già vissuto un’esperienza missionaria quasi dieci anni fa, in un contesto molto diverso, ma quest’anno mi trovavo in un momento particolare della mia vita, attraversato da grandi cambiamenti personali. Sentivo il desiderio di vivere un’esperienza profonda sia spiritualmente, nella mia fede, ma anche umanamente, attraverso l’incontro autentico con l’altro. Quando sono venuta a conoscenza che un percorso di questo tipo esisteva proprio nel territorio padovano, vicino a casa mia, qualcosa dentro di me si è acceso immediatamente.
Nel corso dell’anno, una domenica al mese, ci siamo ritrovati insieme ad una commissione appassionata e competente e ad una trentina di giovani accomunati dallo stesso desiderio di mettersi in cammino. Pensavo inizialmente che ci saremmo preparati soprattutto all’incontro con popoli e culture lontane. In realtà ho scoperto che il primo incontro da affrontare era quello con noi stessi.
Grazie all’accompagnamento di esperti provenienti da ambiti diversi, abbiamo avuto l’opportunità di riflettere su temi importanti come le disuguaglianze globali, la sostenibilità, l’impronta ecologica e le sfide che attraversano il nostro mondo. Allo stesso tempo, attraverso momenti di confronto, attività di gruppo e percorsi guidati di consapevolezza personale, siamo stati invitati a guardare dentro di noi, alle nostre fragilità, alle nostre convinzioni e alle motivazioni profonde che ci spingono verso l’incontro con l’altro. Ogni incontro ha aggiunto uno sguardo nuovo, una domanda in più, uno stimolo da portare a casa e custodire. Ma una delle ricchezze più grandi di questo percorso è stata sicuramente il gruppo. In questi mesi si sono create relazioni autentiche, fatte di riflessioni condivise, ascolto reciproco, ma anche di leggerezza, risate e amicizia.
È stata una grande ricchezza avere accanto persone che stanno vivendo il tuo stesso cammino, perché un’esperienza missionaria è qualcosa di meraviglioso, ma anche qualcosa che inevitabilmente smuove, interroga e mette in discussione. Avere qualcuno con cui condividere le attese prima della partenza, le emozioni durante il viaggio e le domande che inevitabilmente nasceranno al ritorno significa non affrontare da soli ciò che verrà.
A luglio partirò per le Filippine. Se oggi guardo a questi mesi di preparazione, mi accorgo che il viaggio è iniziato molto prima della partenza: è iniziato nell’incontro con persone che, come me, hanno scelto di mettersi in cammino, lasciandosi interrogare dalla realtà, dagli altri e, in fondo, anche da sé stesse. E forse è proprio questo uno dei doni più grandi di Viaggiare per Condividere.
Anna Costa
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Mi chiamo Marta e sono una persona molto curiosa, che fa tante domande e a cui, in certe occasioni, piace la scomodità. Trovo infatti entusiasmante e stimolante l’idea di “uscire dalla mia bolla” e mettermi in situazioni che richiedono uno sforzo di adattamento, fisico o mentale che sia, perché mi fanno interrogare su me stessa. Forse si potrebbe pensare che io sia un po’ masochista, ma per ora la definirei una sana competizione con me stessa.
Tutto questo per farvi capire il motivo per cui ho deciso di far parte del percorso VxC 25/26: desideravo “sfidarmi” ancora, mettendomi in gioco in qualcosa che non avevo mai fatto prima. All’inizio pensavo che la novità sarebbe arrivata solo ad agosto con la partenza, ma durante il percorso mi sono resa conto con sorpresa che ogni incontro mi ha aperto a qualcosa di nuovo e, talvolta, mi ha spinto a mettermi alla prova. Sono stati incontri in preparazione di me, più che del viaggio.
Infatti ho apprezzato molto le giornate iniziali in cui il tema centrale era l’Io, perché finora non avevo mai avuto l’opportunità di ascoltarmi, comprendermi e stare in silenzio. Nel quaderno che mi ha accompagnato in queste giornate ho segnato una frase: Camminare per conoscere me stessa. Ecco, io posso dire che con questo percorso ho iniziato a fare i primi passi e spero vivamente di poter fare ancora tanta strada.
Tutto poi è stato arricchito dagli spunti di coloro che hanno vissuto la Missione — non solo gli ospiti, ma anche i membri della Commissione. Ed è bello notare che a ognuno l’Esperienza ha lasciato un sapore diverso. Senza nulla togliere, poi, ai miei compañeros di VxC, con cui mi sono trovata in sintonia fin da subito, come se li avessi già incontrati da un sacco di tempo. Tutto sommato mi piace immaginare che il mio viaggio sia già iniziato; poi continuerà in Ecuador e chissà quando e dove finirà. Con la speranza di essere sempre in cammino.
Marta Bassan
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Siamo Martina e Francesco e abbiamo partecipato al percorso di Viaggiare per Condividere 2025/2026. Abbiamo conosciuto VxC grazie a dei nostri familiari e amici che prima di noi avevano fatto il percorso ed erano partiti per la missione.
Ascoltando i loro racconti e le loro emozioni vissute in missione, è venuta voglia anche a noi di vivere un’esperienza simile. Tutti ci parlavano di ciò che avevano vissuto, visto e provato con una luce diversa negli occhi rispetto a prima della loro partenza. Così abbiamo deciso di iniziare il percorso lo scorso ottobre.
Gli incontri ci hanno aiutato ad aprire lo sguardo verso l’altro e a prepararci al viaggio, anche se niente ci prepara al cento per cento.
Una cosa su cui ci hanno fatto molto riflettere è che in missione è importante stare e non fare, se si vuole vivere a pieno l’esperienza. Noi non siamo i salvatori, e le persone che incontreremo non vogliono essere salvate: ogni popolo ha la propria cultura e il proprio modo di vivere.
Un altro aspetto per noi molto arricchente è stata l’opportunità di condividere questo percorso con altri ragazzi e ragazze provenienti da realtà diverse, con i quali si è creata subito sintonia. Lo scambio di opinioni e di esperienze ci ha aiutato a riflettere e a scoprire delle prospettive che non avevamo considerato.
Ad agosto partiremo per la Thailandia con altre tre ragazze, Alessia, Irene, Francesca, e non vediamo l’ora di scoprire cosa Dio ha preparato per noi.
Martina Lazzarini e Francesco Marin
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Quando penso al punto da cui sono partito, rivedo il Nicolas dello scorso autunno: un ragazzo con gli occhi ancora accesi dall’Egitto, ma con il fiato sospeso. Avevo appena vissuto la mia prima esperienza missionaria, un’estate che mi aveva letteralmente scavato dentro. Tornando a casa, però, mi portavo dietro non solo i volti e i luoghi, ma una domanda che pulsava silenziosa in ogni momento: “E adesso? Come si tiene vivo un fuoco simile? Come faccio a non archiviare tutto come una parentesi, magari bellissima, ma destinata a richiudersi?”.
Era un’inquietudine che non sapevo nominare. Cercavo un luogo, o forse meglio, una compagnia, dove poter rileggere quella Grazia senza lasciarla scivolare via nel ritmo ordinario dei giorni. Desideravo una formazione che mi aiutasse a dilatare quello sguardo sul mondo che in Egitto avevo solo iniziato a intuire. La proposta di “Viaggiare per Condividere” è arrivata esattamente lì, come una risposta discreta ma precisa a un bisogno che fino a quel momento non ero stato capace di esprimere.
Quello che abbiamo vissuto insieme lungo i mesi è stato un laboratorio paziente. Non c’è stata una lezione frontale, né un momento spartiacque improvviso. È stato piuttosto un progressivo allenamento degli occhi e del cuore. Ogni incontro, ogni testimonianza ascoltata, ogni attività condivisa, ogni preghiera fatta insieme, aggiungeva un tassello a un mosaico che ancora non vedevo nella sua interezza.
A un certo punto, quasi senza accorgermene, ho iniziato a sentire che qualcosa dentro di me si stava spostando. Non era più tanto il mio “fare” a occupare il centro della scena. La bussola ha cominciato a puntare verso un’altra direzione: la chiamata a “stare”. Un verbo minuscolo, quasi insignificante all’apparenza, ma che per me ha assunto il peso e la leggerezza di una vera conversione. Ho capito che non dovevo più separare l’altro da me stesso, come se la missione fosse un movimento verso un “fuori” da raggiungere. L’altro mi appartiene, il suo grido è intrecciato al mio, e il grido della terra fa parte dello stesso annuncio che voglio portare e ricevere. Ho cominciato ad ascoltare un sogno più grande del mio, un sogno che non schiaccia, non conquista, non invade. Un sogno che si posa con delicatezza.
Tappa dopo tappa, il Signore si è fatto compagno di strada, senza forzature, senza invadermi. E mi ha condotto a una sintesi che oggi porto incisa come una certezza interiore: siamo attratti da un Amore che non si impone, e siamo inviati con la leggerezza di chi non va a conquistare, ma semplicemente a camminare accanto.
Poi arrivo all’oggi, a questo momento che per me sa di compimento e insieme di nuovo inizio. Quest’estate non potrò partecipare ai viaggi del centro missionario, ma tornerò in Egitto, dai salesiani, per un’esperienza di insegnamento. Per me significa chiudere un cerchio che un anno fa era rimasto aperto, sospeso come quella domanda che mi portavo dentro al rientro. Ma stavolta parto con una consapevolezza che allora non possedevo. Non vado a “fare qualcosa di buono”, come se dovessi aggiungere meriti o azioni a un curriculum spirituale. Vado a condividere la quotidianità. Vado a intrecciare la mia giornata con quella dei missionari e dei ragazzi del Cairo, portando l’annuncio semplice di una speranza possibile, di un futuro costruito insieme. Vado a “so-stare”, verbo che questo cammino mi ha insegnato ad amare. Camminare accanto, fermarmi, imparare di nuovo, ricevere più di quanto potrò mai dare.
C’è una cosa che tengo a dire con forza: anche se fisicamente non salirò sul pulmino con il gruppo di “Viaggiare per Condividere”, sento che loro partono con me. Porto nella valigia i loro volti, le parole scambiate, i silenzi pieni, la preghiera condivisa nelle sere di formazione. Questo percorso non mi ha dato risposte preconfezionate, ma mi ha offerto le coordinate per abitare la chiamata che già mi abitava. Mi ha dato gli strumenti per stare dentro la complessità del reale senza paura, con la fiducia di chi si sa accompagnato.
Ora il sogno prende i volti concreti dei ragazzi del Cairo. E io ci vado con il cuore di un discepolo che ogni giorno si sente, con immensa gratitudine, attratto e inviato.
Nicolas Guaraldo
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Per chi lo desidera, sono già aperte le iscrizioni per il prossimo anno:
Viaggiare per Condividere: Elisabetta Corà 049 8771761 – 340 3023064 – Email cmd.viaggiare@diocesipadova.it

