Dal 27 luglio al 7 agosto don Raffaele Coccato e il vescovo di Vicenza Mons. Giuliano Brugnotto sono stati in Thailandia in occasione dell’ordinazione episcopale di Mons. Peter Suphot Roeksujarit. Con questa visita hanno rappresentato le diocesi della regione ecclesiastica del Triveneto in questo importante evento della Chiesa di Chiang Mai la cui sede episcopale era vacante da oltre un anno e mezzo.
Mons. Giuliano Brugnotto e don Raffaele Coccato sono rispettivamente il vescovo delegato e il responsabile della Commissione triveneta per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione missionaria tra le Chiese.
Il 7 maggio 2026 papa Leone XIV ha nominato vescovo di Chiang Mai il rev. Peter Suphot Roeksujarit, sacerdote dell’arcidiocesi di Bangkok.
La diocesi di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, comprende le province di Chiang Mai, Lamphun, Lampang (eccetto il distretto di Ngao) e Mae Hong Son. Conta circa 56.000 cattolici su una popolazione di oltre 3,1 milioni di abitanti, distribuiti in 34 parrocchie.
Da quasi trent’anni esiste una collaborazione tra le diocesi della regione ecclesiastica del Triveneto e la diocesi di Chiang Mai. Questa esperienza è una delle poche in cui sono presenti in Asia dei presbiteri fidei donum (cioè preti diocesani che si mettono a disposizione per un periodo di tempo per servire un’altra chiesa in territorio di missione).
La missione non è caratteristica solo per il luogo in cui è situata – un paese a maggioranza buddista – ma anche per il fatto che nasce da una collaborazione tra quindici diocesi italianie che hanno messo insieme risorse economiche e sacerdoti per collaborare ad uno stesso progetto missionario.
Aggiornato il 02-08-2026
Nella mappa il territorio della diocesi di Chiang Mai è rappresentato in colore rosso – Autore: Ahoerstemeier, da Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0. Immagine non modificata.
Mons. Peter Suphot Roeksujarit è nato il 2 novembre 1961 ad Ayutthaya, nell’omonima provincia della Thailandia centrale. Dopo il percorso di formazione sacerdotale è stato ordinato presbitero il 3 giugno 1990 per l’arcidiocesi di Bangkok. Fin dai primi anni di ministero ha mostrato una particolare attenzione al campo della comunicazione e dell’evangelizzazione attraverso i media, tanto da proseguire gli studi in Francia, a Lione, specializzandosi nella comunicazione sociale.
Rientrato in Thailandia, dal 1992 al 2012 ha diretto i media cattolici dell’arcidiocesi di Bangkok, svolgendo un ruolo importante nello sviluppo degli strumenti di comunicazione ecclesiale e nella diffusione della pastorale attraverso i mezzi di informazione. Terminato questo lungo servizio, è stato impegnato nel ministero parrocchiale come parroco delle parrocchie di Saint Louis e successivamente di Saint Raphael a Bangkok.
Negli anni più recenti ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità a livello nazionale e diocesano. Era direttore del Centro Pastorale Nazionale Baan Phu Waan, vicario episcopale per il personale dell’arcidiocesi di Bangkok e cappellano delle Carmelitane. Questi incarichi gli hanno consentito di maturare una significativa esperienza sia nell’accompagnamento pastorale dei fedeli sia nella formazione e nel coordinamento del clero e degli operatori pastorali.
Il 7 maggio 2026 papa Leone XIV lo ha nominato vescovo di Chiang Mai, diocesi del nord della Thailandia rimasta vacante dopo il trasferimento di mons. Francis Xavier Vira Arpondratana alla sede metropolitana di Bangkok. La sua ordinazione episcopale è stata fissata per il 29 luglio 2026 nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù di Chiang Mai, mentre l’ingresso canonico e la presa di possesso della diocesi avverranno il 30 luglio 2026.
Il nuovo vescovo ha scelto come motto episcopale Caritas omnia corda unit – L’amore unisce tutti i cuori – espressione che ben riassume il suo orientamento pastorale e l’attenzione alla comunione ecclesiale in una diocesi caratterizzata dalla presenza di numerosi gruppi etnici e culturali.
Lo stemma episcopale di mons. Peter Suphot Roeksujarit esprime il suo programma pastorale: al centro vi sono la Parola di Dio e la Croce di Cristo, illuminate dallo Spirito Santo.
Il Sacro Cuore di Gesù richiama l’amore misericordioso che unisce tutti i popoli, in armonia con il motto Caritas omnia corda unit, L’amore unisce tutti i cuori.
Le montagne, il fiume Ping, le spighe di grano e i gigli evocano il territorio, la vita della diocesi di Chiang Mai e la fecondità della missione evangelizzatrice, in uno stile ispirato alla tradizione artistica del regno Lanna.
Il regno di Lanna fu uno dei più importanti regni dell’Asia sud-orientale. Fondato nel 1296 dal re Mangrai, aveva come capitale Chiang Mai, città che ancora oggi conserva gran parte della sua identità culturale e religiosa. Il nome Lan Na significa “un milione di risaie” (o “un milione di campi di riso”), a indicare la prosperità del regno.
Per circa tre secoli Lanna fu un regno indipendente, sviluppando una propria cultura, una lingua, un’arte e un’architettura originali, profondamente influenzate dal buddhismo Theravāda. I templi di Chiang Mai, con i loro tetti sovrapposti e le ricche decorazioni in legno dorato, rappresentano ancora oggi uno degli esempi più caratteristici dell’arte lanna.
Nel XVI secolo il regno cadde sotto il dominio della Birmania e vi rimase per oltre duecento anni. Alla fine del XVIII secolo fu liberato grazie all’alleanza con il Regno del Siam e, nel corso dell’Ottocento, venne progressivamente integrato nello Stato siamese, entrando definitivamente a far parte dell’attuale Thailandia.
Ancora oggi il Nord della Thailandia conserva una forte identità lanna: si parlano dialetti locali, si praticano tradizioni proprie, si celebrano feste caratteristiche come il Yi Peng (la festa delle lanterne) e si mantiene viva un’arte che distingue questa regione dal resto del Paese.
Per questo motivo il nuovo stemma di mons. Peter Suphot Roeksujarit richiama lo stile lanna: è un modo per esprimere il legame del vescovo con la storia, la cultura e le popolazioni del Nord della Thailandia, alle quali è chiamato a servire come pastore.
Foto della festa delle lanterne: LannaPhoto, via Wikimedia Commons – Licenza CC BY-SA 4.0.
Padre, qual è il motto che ha scelto per il suo ministero episcopale?
Il motto che ho scelto per il mio stemma episcopale è in latino: “Caritas Omnia Corda Unit” che può essere tradotto così: “L’amore unisce tutti i cuori”. Ho scelto questo motto perché credo che il cuore più importante della vita cristiana e della vita della Chiesa sia l’amore, secondo l’esempio e l’insegnamento di Gesù Cristo.
Il vero amore non è soltanto un sentimento, ma è una forza che permette alle persone di aprire il proprio cuore, di accogliersi reciprocamente e di camminare insieme, anche quando esistono molte differenze.
In particolare, nel contesto della diocesi di Chiang Mai, che è caratterizzata da una grande diversità di etnie, lingue, culture e tradizioni, penso che queste differenze non siano un ostacolo, ma una bellezza donata da Dio alla Chiesa. Ciò che può unire tutti è proprio l’amore.
Quando viviamo l’amore secondo il Vangelo, impariamo a rispettarci, ad ascoltarci e a collaborare, senza la necessità di rendere tutti uguali. La vera unità, infatti, non significa che tutti debbano essere identici, ma significa che ciascuno può conservare la propria identità, la propria natura e la propria cultura, vivendo però in armonia insieme agli altri in Cristo.
Per questo motivo il motto scelto non è soltanto una bella frase posta sullo stemma episcopale, ma vuole essere un orientamento concreto per la mia vita e per il mio servizio pastorale: cercare di porre l’amore di Dio al centro, affinché esso possa unire persone di ogni gruppo, di ogni età e di ogni cultura, aiutandole a camminare insieme nella fede, nella speranza e nella comunione.
Come descriverebbe la diocesi di Chiang Mai così per come la conosce?
Secondo la mia comprensione e per quanto ho potuto sperimentare, la diocesi di Chiang Mai è una realtà molto bella sotto molti aspetti: per la sua natura, la sua cultura e la grande varietà dei gruppi etnici che vi abitano.
Una delle cose che più mi hanno colpito è la bellezza delle tradizioni e delle culture di ogni gruppo etnico. Ciascun popolo possiede la propria lingua, il proprio modo di vestire, il proprio stile di vita e la propria identità. Vi è inoltre il fascino della cultura Lanna delle popolazioni locali: una cultura caratterizzata da gentilezza, delicatezza nei rapporti umani e da radici culturali profonde. Tutto questo rappresenta una ricchezza che riflette il valore della persona umana e la possibilità di vivere insieme nella diversità in modo armonioso.
Dal punto di vista dell’ambiente naturale, la diocesi di Chiang Mai possiede montagne, foreste e territori di grande bellezza. Molte zone, pur essendo geograficamente lontane e talvolta difficili da raggiungere, conservano tuttavia un forte senso di unità tra le persone: sia come cittadini della stessa nazione, sia come persone guidate da valori morali fondati sulla religione, sia come fratelli e sorelle uniti dalla fedeltà alla monarchia. Anche questo è un aspetto della bellezza della diocesi.
Allo stesso tempo, penso che ogni territorio abbia le proprie sfide e aspetti che devono ancora essere sviluppati. Ad esempio, nelle aree urbane lungo il fiume Ping si verificano periodicamente problemi di alluvioni, con conseguenze sulla vita quotidiana della popolazione. Inoltre, in molte zone del Nord della Thailandia, soprattutto nel periodo della preparazione dei terreni prima della nuova stagione agricola, vi sono problemi legati alla qualità dell’aria e alla presenza di fumo e polveri sottili, fenomeni che hanno effetti sulla salute delle persone, sull’ambiente e sulla qualità della vita di molti abitanti.
Ritengo che questi siano problemi ai quali tutti dobbiamo contribuire, non soltanto attraverso il lavoro delle istituzioni o delle organizzazioni, ma anche promuovendo una coscienza comune di responsabilità verso la società, la cura dell’ambiente e la valorizzazione della casa che Dio ci ha donato. Siamo chiamati a sviluppare e promuovere una custodia dell’ambiente che permetta a ogni forma di vita di esistere in condizioni sane, sicure e sostenibili.
Per me, dunque, la diocesi di Chiang Mai non indica soltanto un territorio geografico, ma è una comunità di vita, di cultura e di fede, nella quale sono presenti sia grandi bellezze; una realtà ricca di diversità e di sfide, nelle quali tutti devono collaborare e camminare insieme verso il bene comune. La diocesi di Chiang Mai presenta una grande varietà culturale ed etnica.
Il fatto che la diocesi di Chiang Mai sia caratterizzata da una grande varietà di culture e gruppi etnici, le suscita qualche preoccupazione?
Io considero la diversità culturale ed etnica della diocesi di Chiang Mai non come un ostacolo, ma come una bellezza e un dono di Dio. Ogni gruppo etnico possiede una propria lingua, una propria cultura, uno stile di vita e una sapienza tradizionale che riflettono la dignità e il valore di ogni persona, creata da Dio nella sua unicità.
È chiaro che, dove c’è diversità, vi sono anche delle sfide: la comunicazione, la comprensione reciproca e i diversi contesti pastorali richiedono attenzione. Tuttavia, sono convinto che l’opera di evangelizzazione nella diocesi di Chiang Mai abbia radici profonde. Nel corso degli anni è stata avviata, consolidata e portata avanti con fedeltà da sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti e da tanti altri collaboratori che hanno dedicato la loro vita a lavorare a stretto contatto con le popolazioni delle diverse zone della diocesi.
Per questo motivo non guardo alla situazione con eccessiva preoccupazione. Al contrario, nutro un profondo rispetto per quanto i nostri padri nella fede hanno costruito. Io desidero presentarmi anzitutto come uno che vuole imparare: ascoltare, condividere la vita concreta della gente e proseguire la missione già avviata, affinché continui a camminare verso gli obiettivi che la Chiesa si è proposta.
Credo che l’aspetto più importante dell’azione pastorale in un contesto così ricco di diversità sia imparare a «camminare insieme», con comprensione e rispetto reciproco. Anche se esteriormente possiamo essere diversi, nelle differenze di lingua, cultura e stile di vita, tutti siamo ugualmente figli di Dio e membri della stessa Chiesa.
Le difficoltà e le sfide fanno parte del cammino di ogni comunità in ogni tempo; non esiste una pastorale priva di problemi. Ciò che conta è non lasciarsi scoraggiare, ma imparare ad affrontare insieme ogni situazione con pazienza, discernimento e nello spirito del Vangelo.
Sono convinto che, mantenendo come fondamento l’amore, la comunione e la fiducia in Dio, la diocesi di Chiang Mai potrà continuare a crescere con armonia e bellezza, custodendo la ricchezza della diversità che costituisce la sua particolare identità.
L’articolo tratto dal numero di luglio 2026 dalla rivista cattolica thailandese Udomsan è stato tradotto con l’uso dell’IA
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Popolazione della Thailandia | circa 66,9 milioni |
| Cattolici | circa 421.000 (0,6% della popolazione) |
| Arcidiocesi | 2 |
| Diocesi | 9 |
| Vicariati apostolici | 1 |
| Totale circoscrizioni ecclesiastiche | 12 |
| Vescovi | 16 (10 diocesani e 6 titolari) |
| Sacerdoti | 861 (559 diocesani e 302 religiosi) |
| Parrocchie | 515 |
| Stazioni missionarie | 574 |
| Religiosi non sacerdoti | 126 |
| Religiose | 1.402 |
| Seminaristi maggiori | 330 |
| Catechisti | 1.338 |
Fonte: https://gcatholic.org/
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- Cattedrale di San Michele Arcangelo, Tha Rae (Arcidiocesi di Thare e Nonseng, Thailandia). Foto: nakhon100, via Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0
La diocesi di Chiang Mai
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Popolazione totale | 3.142.985 |
| Cattolici | 55.752 |
| Percentuale di cattolici | 1,8% |
| Superficie | 48.013 km² (leggermente inferiore a Lombardia + Piemonte) |
| Parrocchie | 34 |
| Missioni | 7 |
| Sacerdoti | 92 (44 diocesani, 48 religiosi) |
| Fratelli religiosi | 94 |
| Suore | 130 |
| Seminaristi | 16 |
Nei giorni del 28 e 29 luglio abbiamo avuto la gioia di partecipare a Chiang Mai a un evento di grande importanza per la Chiesa cattolica in Thailandia: l’ordinazione episcopale di Mons. Peter Suphot Roeksujarit, nuovo vescovo della diocesi di Chiang Mai. Per l’occasione sono arrivati sacerdoti e amici da diverse parti del Paese.
Nel pomeriggio del 28 luglio si è svolto un grande ricevimento di benvenuto, al quale hanno partecipato circa settecento invitati. È stato un momento molto vivace e ricco di colori, durante il quale le diverse istituzioni civili e religiose hanno rivolto il loro saluto al nuovo vescovo. Particolarmente significativa è stata la presenza della comunità interreligiosa di Chiang Mai, con rappresentanti delle diverse tradizioni di fede che convivono nel territorio, a testimonianza del clima di dialogo e di rispetto reciproco che caratterizza questa regione.
Alla festa hanno preso parte anche numerosi ospiti provenienti dalla diocesi di Chiang Mai, dall’arcidiocesi di Bangkok, dove monsignor Peter aveva svolto il suo ministero, e da altre diocesi della Thailandia.
La giornata del 28 luglio coincideva con il compleanno di Sua Maestà il Re Maha Vajiralongkorn (Rama X), celebrato in tutta la Thailandia come festa nazionale. Il ricevimento è iniziato con una preghiera per il sovrano, riconoscendo il clima di pace e di libertà religiosa che permette alle diverse comunità di fede di vivere e svilupparsi serenamente. La festività nazionale ha reso possibile celebrare l’ordinazione episcopale il giorno successivo con una partecipazione ancora più ampia.
Durante il ricevimento è stato consegnato a monsignor Peter anche un dono della Conferenza Episcopale del Triveneto: una mitria offerta, a nome del Patriarca di Venezia e dei vescovi del Triveneto, dal vescovo Giuliano Brugnotto, presente insieme ai sacerdoti fidei donum impegnati in Thailandia, don Bruno Rossi (Diocesi di Padova), don Ferdinando Pistore (Diocesi di Vicenza), don Raffaele Sandonà (Diocesi di Padova) e don Bruno Soppelsa (Diocesi di Belluno). Presente anche don Raffaele Coccato responsabile dell’Ufficio Missionario di Padova e don Lorenzo Voltolin, che sta concludendo un periodo di insegnamento presso la Facoltà Teologica del Seminario Maggiore di Bangkok.
La mattina del 29 luglio i fedeli hanno iniziato ad affluire fin dalle prime ore alla cattedrale del Sacro Cuore di Gesù, sostando in preghiera in preparazione alla celebrazione. L’ordinazione si è svolta in un grande spazio coperto all’aperto, normalmente utilizzato per le attività della scuola cattolica annessa alla cattedrale, capace di accogliere le migliaia di persone intervenute. All’esterno erano presenti anche numerosi stand delle realtà diocesane. Tra questi vi era quello del Caffè Bruno, iniziativa nata dall’esperienza di don Bruno e ispirata ai valori della Laudato si’, che sostiene diversi progetti sociali della diocesi.
La celebrazione è iniziata alle 10 con la processione dei sacerdoti e dei vescovi. Erano presenti tutti i membri della Conferenza Episcopale della Thailandia, insieme a numerosi religiosi e religiose. I fedeli intervenuti erano circa settemila, provenienti soprattutto dalla diocesi di Chiang Mai e dall’arcidiocesi di Bangkok: una partecipazione davvero straordinaria, soprattutto se si considera che i cattolici rappresentano una piccola minoranza nel Paese. È stato un segno evidente della vitalità e della gioia della comunità cristiana locale.
La liturgia è stata presieduta dall’arcivescovo Francis Xavier Vira Arpondratana, predecessore di monsignor Peter alla guida della diocesi di Chiang Mai e oggi arcivescovo di Bangkok.
Tra i momenti più intensi vi è stato il rito dell’imposizione delle mani, attraverso il quale il nuovo vescovo ha ricevuto la pienezza del sacramento dell’Ordine. Successivamente tutti i vescovi presenti gli hanno rivolto il segno della pace, manifestando la comunione episcopale. Molto suggestivo è stato anche il momento dell’offertorio, animato dalle diverse comunità etniche presenti nella diocesi, che hanno espresso con i loro abiti tradizionali e i loro doni la ricchezza culturale della Chiesa di Chiang Mai.
Dopo la liturgia, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli si sono ritrovati per condividere il pranzo e continuare insieme la festa, con gratitudine al Signore per questo importante momento di grazia vissuto dalla Chiesa di Chiang Mai.
Stamattina, alle 9, ci siamo ritrovati tutti nella Cattedrale del Sacro Cuore per l’inizio ufficiale del Ministero Episcopale del vescovo Peter. Erano presenti tutti i sacerdoti della Diocesi, numerosi sacerdoti ospiti provenienti da altre diocesi, in particolare da Bangkok, e alcuni Vescovi che hanno voluto rimanere ancora per condividere questo momento rilevante.
La celebrazione ha avuto inizio con la processione d’ingresso. Una volta giunto alla sede episcopale, il vescovo ha ascoltato nuovamente la lettura della Bolla Pontificia con la quale viene costituito vescovo di Chiang Mai. Successivamente, i sacerdoti della Diocesi sono saliti sul presbiterio, per ultimi, per porgere personalmente il loro saluto al nuovo vescovo, uno ad uno, in un gesto semplice ma ricco di senso e di comunione.
La celebrazione è poi proseguita secondo il rito ordinario, in una Cattedrale gremita di fedeli. Erano presenti molti cristiani della comunità di Chiang Mai, una realtà ecclesiale molto vivace, insieme a numerosi amici del vescovo Peter provenienti da Bangkok e anche dai diversi villaggi della Diocesi, soprattutto dalle zone più lontane, che hanno voluto partecipare a questo momento così importante. Hanno preso parte alla celebrazione anche numerosi seminaristi della Diocesi, impegnati negli studi a Bangkok e nei diversi servizi organizzativi di queste due giornate particolarmente intense, così come tutte le religiose e i religiosi della Diocesi.
Durante l’omelia, il vescovo Peter ha sviluppato la sua riflessione a partire dal proprio motto episcopale, sottolineando come l’amore abbia la capacità di unire le persone, di creare ponti e non muri. Ha evidenziato questa missione con particolare attenzione alla realtà specifica della Diocesi di Chiang Mai, caratterizzata dalla presenza di diverse etnie e da una grande ricchezza di sensibilità culturali e sociali.
Al termine della Santa Messa, dopo la benedizione solenne, il vescovo si è recato presso l’altare dedicato alla Madonna di Fatima. Qui ha deposto nelle mani della statua della Vergine una corona tradizionale thailandese, segno di accoglienza, reciprocità e comunione, raccogliendosi poi in preghiera silenziosa davanti alla Madonna e concludendo questo momento con il canto del Salve Regina.
Successivamente l’assemblea si è raccolta nei saluti personali al vescovo, nelle fotografie di fine celebrazione e nei momenti di incontro fraterno, culminati nel pranzo conviviale condiviso da tutti i partecipanti.
È stata una mattinata semplice e intensa, vissuta all’insegna della condivisione, della fede e della comunione reciproca. Un momento importante per il vescovo Peter, che ha potuto avvicinarsi ancora di più alla comunità cristiana della sua Diocesi, incontrandola nelle sue molteplici espressioni e realtà.
Abbiamo vissuto una giornata intensa, dedicata alla fraternità e alla condivisione, insieme a Mons. Giuliano Brugnotto, delegato della Conferenza Episcopale Triveneta, per l’attività missionaria e la cooperazione tra le Chiese e ai sacerdoti Fidei Donum delle diocesi di Padova, Vicenza e Belluno.
La mattinata si è svolta a Lamphun, dove prestano servizio don Ferdinando Pistore (Diocesi di Vicenza) e don Bruno Soppelsa (Diocesi di Belluno). È stato un tempo prezioso di dialogo, durante il quale abbiamo fatto il punto sul cammino compiuto finora e ci siamo confrontati sulle prospettive future della collaborazione tra le Chiese del Triveneto, la diocesi di Chiang Mai e le diocesi della Conferenza Episcopale della Thailandia. Abbiamo condiviso riflessioni, esperienze e speranze, nella consapevolezza che la missione cresce proprio attraverso l’incontro e la comunione.
Nel pomeriggio ci siamo messi in viaggio verso Chae Hom, a oltre due ore di strada da Lamphun. Anche questo trasferimento è diventato un’occasione per stare insieme, continuando il confronto iniziato al mattino. A Chae Hom abbiamo trascorso la serata condividendo la cena con il vescovo Giuliano, e il giorno seguente, sabato mattina, abbiamo proseguito il nostro dialogo sui temi della missione, cercando di leggere il presente e di guardare con fiducia alle sfide del futuro.
Nella foto, da sinistra, don Raffaele Coccato, don Raffaele Sandonà, don Ferdinando Pistore, mons. Giuliano Brugnotto e don Bruno Soppelsa.
Mentre il vescovo Giuliano ha proseguito il suo programma insieme al sacerdote di Vicenza per altre visite, tra il pomeriggio di venerdì e la mattinata di sabato, con don Bruno e don Raffaele siamo rimasti a Chae Hom. Questo ci ha permesso di conoscere da vicino la nuova sede della Laudato Si e il luogo in cui prenderà gradualmente forma il laboratorio per la trasformazione del cacao in prodotti di cioccolato, un’iniziativa che rappresenta un naturale sviluppo del progetto già avviato del Caffè. Per ora sono presenti solo alcuni primi piccoli macchinari per una produzione ancora molto limitata e molto artigianale in previsione dello sviluppo dell’attività quando saranno disponibili strumenti di lavoro più adatti.
Successivamente abbiamo raggiunto il villaggio di Huaewwat, dove abbiamo visitato la chiesa della Santa Croce e potuto ammirare alcuni suggestivi scorci del villaggio e delle colline circostanti. Proprio qui si trova il campo di cacao coltivato da Sisù, uno dei giovani che ha scelto di aderire a questo progetto. Sulle stesse colline anche un altro giovane, Jaka, sta iniziando la medesima esperienza sul terreno della sua famiglia. Incontrare questi giovani e vedere i primi risultati del loro impegno ci ha fatto toccare con mano come il progetto stia diventando una concreta opportunità di sviluppo e di speranza per le comunità locali.
Visitando questi luoghi abbiamo potuto comprendere ancora meglio il significato di questo progetto. L’obiettivo è offrire ai giovani contadini un’alternativa concreta alla coltivazione intensiva del mais, che negli ultimi anni si è diffusa sempre più, sostenuta dalle grandi compagnie che acquistano cereali destinati all’allevamento e alla produzione di biocarburanti. Questa espansione ha comportato il disboscamento di vaste aree ricche di vegetazione, trasformate in pendii coltivati a mais, con un impiego massiccio di pesticidi e fertilizzanti chimici per ottenere produzioni sempre più elevate. I progetti “Caffè Bruno” e “Centro CiQu” (Cioccolato di Qualità) nascono invece dal desiderio di percorrere una strada diversa.
Quest’ultimo progetto ha catalizzato alcuni giovani che hanno scelto di investire nei loro terreni piantando cacao, una coltura che si adatta bene al clima di questa regione e che può garantire un futuro più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico. L’idea è costruire una filiera completa, capace di accompagnare il cacao dalla pianta fino al prodotto finito: tavolette di cioccolato e altre specialità. Un progetto che vuole generare opportunità, custodire il territorio e offrire ai giovani una prospettiva concreta di lavoro, nel rispetto del creato e delle comunità locali.
La giornata di sabato si è conclusa con un momento semplice ma ricco di gioia e di fraternità. Presso il centro Laudato Si abbiamo festeggiato il compleanno di Nachaa una giovane donna che da 10 anni lavora per i prodotti del caffè Bruno ed è responsabile del bar del centro Regina della Pace. Siamo stati anche onorati della presenza di padre Dominic, anziano sacerdote della diocesi di Chiang Mai che da tre anni e mezzo vive accanto a don Bruno. È stata una serata vissuta in famiglia, tra convivialità, gratitudine e amicizia, che ha espresso ancora una volta il volto più bello della missione: quello delle relazioni, della condivisione della vita quotidiana e della comunione tra persone provenienti da Chiese e culture diverse.
Domenica 2 agosto
Sono rimasto a Chae Hom insieme a don Bruno. La giornata è iniziata con la celebrazione della Messa insieme a padre Dominik e al gruppo di collaboratori che anima il progetto Laudato Si e ruota attorno al centro di Chae Hom.
Nel pomeriggio abbiamo visitato due famiglie di collaboratrici di don Bruno. È stata un’occasione preziosa per entrare, anche solo per qualche ora, nella loro vita quotidiana e conoscere più da vicino il tessuto umano che sostiene questa comunità. Siamo passati anche davanti ad alcune realtà nate negli anni scorsi e oggi non più attive, segno di una storia fatta di iniziative, cambiamenti e nuove sfide.
Lunedì 3 agosto
La giornata è stata dedicata alla visita di alcune delle realtà seguite da don Bruno. Tra queste mi ha colpito particolarmente la grande risaia di proprietà della Diocesi, nata molti anni fa grazie al progetto “Un metro di risaia per Chae Hom”. Per lungo tempo questo terreno ha garantito il sostegno economico all’accoglienza degli studenti ospitati nel centro di Chae Hom; oggi ha continuato a rappresentare una risorsa importante per la comunità e per la Diocesi.
Attualmente il terreno è affittato ad agricoltori locali, ma abbiamo conosciuto il progetto che prevede la sua trasformazione in una piantagione di cacao, all’interno delle iniziative promosse da Laudato Si. Un progetto che guarda al futuro, valorizzando il territorio con nuove coltivazioni sostenibili.
Martedì 4 agosto
Abbiamo lasciato Chae Hom e siamo scesi a Chiang Mai, dove abbiamo salutato ancora una volta il nuovo vescovo, che ci ha accolti con la consueta cordialità. Abbiamo poi trascorso alcune ore insieme a don Raffaele Sandonà, seguendolo nei suoi impegni come economo della Diocesi e conoscendo più da vicino il lavoro amministrativo che sostiene la vita della Chiesa locale.
In serata, insieme a don Bruno, ci siamo trasferiti in aereo a Bangkok.
Mercoledì 5 agosto
Siamo stati ospiti dell’arcivescovo di Bangkok, il cardinale Francis Xavier Vira Arpondratana, già vescovo di Chiang Mai. Abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero fraterna e calorosa nella curia arcivescovile, accanto alla cattedrale.
La mattinata è stata dedicata alla visita del Seminario Maggiore Nazionale, situato a una trentina di chilometri dal centro di Bangkok. Immerso nel verde e dotato di spazi molto ampi, ospita attualmente 104 seminaristi provenienti da tutte le diocesi cattoliche della Thailandia.
Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il rettore e diversi formatori. Alcuni di loro hanno studiato a Padova, presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina, ospiti dell’Arcidiocesi di Verona. È stato bello ritrovare anche qui legami che uniscono le nostre Chiese.
In questi mesi estivi ha insegnato nel seminario anche don Lorenzo Voltolin, impegnato nei corsi di teologia pastorale e missiologia. È il secondo anno consecutivo che ha trascorso alcune settimane a Bangkok e si è percepito il clima di grande collaborazione che si è creato con i docenti e i seminaristi.
Accanto al seminario abbiamo visitato anche il Centro Catechistico Nazionale e conosciuto il percorso di formazione dei futuri catechisti, che frequentano anch’essi i corsi della facoltà teologica. Mi ha colpito la grande attenzione che la Chiesa thailandese dedica alla formazione delle future generazioni di sacerdoti e operatori pastorali.
Nel pomeriggio abbiamo visitato un moderno centro pastorale, recentemente ristrutturato e rilanciato grazie all’impegno di monsignor Peter, oggi vescovo di Chiang Mai e fino a pochi mesi fa direttore di questa struttura. Il centro ospita incontri delle Conferenze Episcopali asiatiche, convegni, seminari e numerose iniziative formative, ma è aperto anche alla società civile per eventi e assemblee. È stato significativo incontrare nuovamente monsignor Peter proprio qui, dove è sceso per partecipare a un’assemblea.
Successivamente abbiamo raggiunto il Santuario del Beato Nicola Bunkerd Kitbamrung, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio della Chiesa cattolica thailandese. La sua vicenda racconta una pagina dolorosa della storia del Paese: durante un periodo di forte nazionalismo, anche la Chiesa cattolica ha subito persecuzioni perché veniva ritenuta vicina alla presenza coloniale francese. Padre Nicola è morto in carcere, diventando una testimonianza luminosa di fedeltà al Vangelo.
Giovedì 6 agosto
La giornata è stata dedicata alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi della capitale. Abbiamo visitato il Grande Palazzo Reale, autentico simbolo della cultura e della storia thailandese, e il celebre tempio del Buddha Sdraiato, uno dei monumenti più rappresentativi della città.
Nel pomeriggio abbiamo visitato anche l’Ospedale Saint Louis, importante struttura sanitaria privata dell’Arcidiocesi di Bangkok, punto di riferimento per molte realtà ecclesiali e per la popolazione della capitale.
Questi giorni a Bangkok mi hanno offerto una visione più ampia della Chiesa cattolica thailandese. Ho percepito qui il cuore della vita ecclesiale nazionale: una comunità numericamente piccola, ma viva, ben organizzata e profondamente impegnata nella formazione, nell’educazione e nell’attenzione alle realtà sociali.
In un Paese a maggioranza buddista, la Chiesa ha vissuto e continua a vivere serenamente la propria missione, trovando spazio soprattutto attraverso le scuole, le parrocchie e le numerose opere educative e caritative. Ne ho riportato un’impressione molto positiva: una Chiesa che desidera sentirsi parte integrante della società thailandese, capace di dialogo, di servizio e di testimonianza, con una particolare cura per la formazione dei futuri sacerdoti, dei religiosi e dei catechisti, nella consapevolezza che proprio da questa attenzione dipende il futuro della sua missione.
Il beato Nicola Bunkerd Kitbamrung (1895-1944) è il primo sacerdote thailandese proclamato beato ed è una delle figure più amate della Chiesa cattolica del Paese. Nato a Nakhon Pathom, in una famiglia cattolica, entrò in seminario e fu ordinato sacerdote nel 1926. Fin dall’inizio del suo ministero si dedicò con entusiasmo all’evangelizzazione, visitando villaggi e comunità sparse, accompagnando i fedeli e annunciando il Vangelo con semplicità e coraggio.
Negli anni della Seconda guerra mondiale la Thailandia attraversò una fase di forte nazionalismo, durante la quale tutto ciò che poteva richiamare l’influenza francese venne guardato con sospetto. Anche la Chiesa cattolica fu coinvolta in questo clima di diffidenza. Pur essendo thailandese, padre Nicola fu accusato di sostenere interessi stranieri e nel 1941 venne arrestato con l’accusa di collaborare con il nemico. Condannato alla detenzione, trascorse oltre tre anni in carcere.
Anche in prigione continuò a esercitare il suo ministero: confortò i compagni di cella, pregò con loro, condivise quanto aveva e trasformò la sofferenza in un’autentica testimonianza di fede. Le dure condizioni della prigionia aggravarono la tubercolosi di cui soffriva e morì il 12 gennaio 1944. La Chiesa lo ha riconosciuto come martire della fede e san Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 5 marzo 2000. Ancora oggi è considerato un esempio di fedeltà al Vangelo, di amore per la Chiesa e di servizio al popolo thailandese.
Il Santuario del Beato Nicola Bunkerd Kitbamrung, situato nella sua città natale, è oggi uno dei principali luoghi di pellegrinaggio della Chiesa cattolica thailandese. Qui sono custodite le reliquie del beato. Ogni anno numerosi fedeli provenienti da tutte le diocesi del Paese vi si recano per pregare e affidare al beato le proprie intenzioni.
Il santuario non è soltanto un luogo della memoria, ma anche un segno della rinascita della Chiesa cattolica in Thailandia dopo le persecuzioni degli anni Quaranta. Attraverso immagini, documenti e momenti di preghiera, invita i pellegrini a conoscere la vita del beato Nicola e a riflettere sulla testimonianza di una fede vissuta con coraggio anche nelle prove più dure. Per molti cattolici thailandesi rappresenta un punto di riferimento spirituale e un simbolo dell’identità della Chiesa locale.














































































































