Chiese sorelle al di là delle frontiere. Questa espressione di un sacerdote studente accolto nella nostra diocesi racchiude in poche parole l’essenza della cooperazione tra Chiese. Con lo sguardo spesso rivolto oltre i nostri confini, alle volte rischiamo di essere unilaterali, quando invece l’universalità della Chiesa ci ricorda ogni giorno la bellezza dello scambio e della condivisione. Questo incontro di culture e arricchimento reciproco non avviene solamente attraverso i missionari o i giovani che viaggiano, ma anche grazie anche ai sacerdoti che sono accolti per motivi di studio nelle comunità cristiane della diocesi di Padova.
Dal 1995 ad oggi sono circa 120 i sacerdoti che da diverse parti del mondo sono venuti nella nostra diocesi per approfondire e specializzare i loro studi di Teologia, nello specifico in liturgia, nella pastorale e nella spiritualità. Le fatiche inziali non mancano dallo studio della lingua italiana, alla conoscenza di una nuova cultura e modo di vivere la fede; ma questi primi ostacoli, grazie alla condivisione della quotidianità nelle parrocchie e dello studio nelle facoltà, diventano la ricchezza più grande: uno scambio di ‘occhiali’ con cui leggere la vita di tutti i giorni. Tutto diventa grazia e motivo di gratitudine!
Ad oggi sono ospitati 11 sacerdoti studenti da Africa, Asia e America Latina e altri 5 sono in arrivo per l’inizio del nuovo anno accademico. Desideriamo condividervi la testimonianza di due preti che hanno concluso il loro percorso di studi e si stanno apprestando a rientrare nelle loro diocesi di origine: don Marciano Guerra dalla diocesi di Caxias do Sul in Brasile, ospitato nella parrocchia di Camin; don Paulin Somda della diocesi di Diébougou in Burkina Faso ospite della parrocchia di Tribano. Entrambi sono arrivati nel 2023 e hanno concluso gli studi in Liturgia Pastorale presso l’Istituto di Santa Giustina in Padova, il primo ha conseguito il titolo di Licenza, il secondo il Dottorato.
Mi chiamo don Marciano Guerra, ho 36 anni e sono sacerdote della Diocesi di Caxias do Sul, nel sud del Brasile.
Tra giugno 2023 e giugno 2026 ho avuto la gioia di vivere l’esperienza di prete studente nella Diocesi di Padova.
Il desiderio di approfondire la mia formazione permanente attraverso una licenza è nato nei primi anni dopo l’ordinazione sacerdotale, nel 2015. Lavorando nelle prime parrocchie, ho compreso quanto l’affermazione che la liturgia sia “la fonte e il culmine” della vita cristiana non fosse solo teorica o astratta. Anche nell’uomo contemporaneo c’è sete di Dio, desiderio di preghiera e voglia di celebrare la vita in tutte le sue tappe e sfaccettature.
Allo stesso tempo, ho percepito un grande bisogno nella formazione dei leader laici: cantori, ministri della Parola, catechisti, coordinatori e servitori di comunità parrocchiali. Tutti desiderano conoscere più a fondo il Mistero di Cristo celebrato nei sacramenti e nei sacramentali, per aiutare persone e comunità a crescere nella fede e nella testimonianza cristiana.
In dialogo con il mio vescovo, è nata così la decisione di intraprendere una licenza in Teologia con specializzazione liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. La proposta mi è sembrata attuale e profondamente attenta alle esigenze pastorali. La Diocesi di Padova ha accolto la nostra richiesta e, in questa scelta, ho percepito la bellezza dell’incarnazione: così come Dio si è fatto uomo in un luogo preciso, con una storia e una cultura particolari, anche io ho sperimentato la mia vita sacerdotale in un contesto concreto, fatto di persone, storie, vite di fede e sfide reali.
La mia “Nazareth” in questi tre anni sono state le parrocchie SS. Salvatore di Camin e Madonna del Rosario di Granze, a Padova. Qui ho sperimentato la testimonianza di accoglienza e generosità di Don Ezio Sinigaglia, a cui sono profondamente grato. Ho condiviso la celebrazione dell’Eucaristia, domenica dopo domenica, così come la messa quotidiana con confratelli e fedeli. Ho partecipato a diverse iniziative – Sagra, Composcuola, Rosario, “Chiara Stella”, patronato, feste, momenti di formazione – che mi hanno insegnato molto e lasceranno un segno indelebile nella mia vita.
L’Italia è diventata “casa”, così come la Diocesi di Padova e le parrocchie dove ho vissuto. I primi mesi sono stati una sfida: arrivare in un luogo dove nessuno ti conosce, imparare una nuova lingua, scoprire volti e storie diverse. Ho compreso la mia piccolezza di fronte alla vita, ma anche la grande ricchezza dell’incontro con culture e narrazioni che raccontano la storia dell’Occidente e della nostra fede cristiana, di cui questo paese è ricco. In questi giorni di addio, tutto diventa lode e gratitudine: davvero, “tutto è grazia”.
Ora ritorno alla mia Diocesi, accanto alla mia famiglia, sia di sangue che sacerdotale, con il cuore colmo di riconoscenza verso la Diocesi di Padova, in particolare a Mons. Claudio Cipolla, e tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza di studio e missione parrocchiale.
Possa l’Eucaristia, che ci unisce attorno al pane spezzato e al vino versato, mantenere vive le nostre vite e la nostra missione, testimoniare la gioia di aver incontrato Gesù e guidarci a vivere la missione che nasce da questo incontro trasformativo.
don Marciano Guerra
Foto pixabay.com – Monumento “Gesù Terceiro Milênio” – Caxias do Sul
Sono don Paulin Tièrowè Somda e vengo dalla Diocesi di Diébougou in Burkina Faso.
È con profonda gratitudine che condivido la mia esperienza di tre anni trascorsi a Padova, da settembre 2023 a giugno 2026, nell’ambito di un ciclo di dottorato presso l’Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina. Dopo una prima esperienza di tre anni per la licenza canonica, nello stesso contesto, sono di nuovo tornato in Italia, per concludere con il ciclo di dottorato, come mi aveva suggerito l’Istituto di Liturgia Pastorale nel 2013. La diocesi di Padova mi ha ancora accolto e offerto un’altra possibilità di studio. È un privilegio grande; ne sono consapevole e molto grato. Questo sostegno concreto è una bella testimonianza della comunione che unisce le Chiese sorelle al di là delle frontiere. Esprime, nei fatti, ciò che professiamo nel Credo: un’unica Chiesa, cattolica e universale.
Durante il mio soggiorno, sono stato accolto con grande calore nella parrocchia di San Martino di Tribano. Lungi dall’essere un semplice studente di passaggio, ho avuto il privilegio di impegnarmi attivamente nella vita di questa comunità: celebrazione delle messe, ministero della riconciliazione (prima e durante le messe prefestive), amministrazione della Comunione agli anziani e ai malati a domicilio, nonché l’accompagnamento dei giovani durante i campi scuola. Questa esperienza pastorale mi ha molto arricchito umanamente, pastoralmente e spiritualmente, e spero di avere contribuito, anch’io, in qualche modo, alla crescita spirituale di questa comunità, che tra altro, mi vuole molto bene. Abbiamo condiviso momenti belli che rimarranno nella mia memoria per anni.
Questi momenti di servizio pastorale sono stati per me una scuola di vita. Ho scoperto una Chiesa locale profondamente legata alle sue tradizioni, ai suoi fedeli, attenta ai più fragili e animata da una costante cura per l’educazione alla fede delle giovani generazioni. Questa immersione mi ha permesso di sperimentare concretamente ciò che studiavo sui libri: la liturgia non è un’astrazione teologica, si vive nella carne di un popolo in preghiera.
Un grazie di cuore al parroco don Andrea Tieto che mi ha accolto nella sua canonica come un fratello e un amico. Mi sono sentito a casa mia. Non è scontato. Abbiamo imparato l’uno dall’altro; abbiamo superato le differenze di carattere e di cultura e siamo arrivati a una vita fraterna semplice e vera, nella quale ognuno poteva esprimersi con libertà e verità.
La mia tesi di dottorato si intitola: L’esperienza del Mistero tra tradizioni e rinnovamento: uno studio in relazione alla visione liturgica di Louis Bouyer. Questo tema risponde a questioni urgenti per la Chiesa in Burkina Faso, e per la chiesa africana in generale. Come celebrare il Mistero di Cristo in modo vivo, facendo dialogare l’eredità liturgica della Chiesa universale con le tradizioni culturali africane? Come rinnovare la vita liturgica in un paese attraversato da una delle crisi di sicurezza più gravi della sua storia?
L’opera di Louis Bouyer, teologo e liturgista di grande spessore, mi ha fornito strumenti preziosi per affrontare queste domande con rigore e profondità. Torno in Burkina Faso non solo con un titolo accademico, ma con una rinnovata visione del ruolo della liturgia come fonte e culmine della vita cristiana — una visione che, spero, potrà fecondare il lavoro pastorale e teologico nella diocesi di Diébougou.
Desidero esprimere la mia più sincera riconoscenza a Mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, la cui benevolenza e apertura missionaria hanno reso possibile questa esperienza. I miei più cordiali ringraziamenti vanno a Don Raffaele Coccato e a tutta la sua équipe del Centro Missionario Diocesano, per la loro preziosa collaborazione e la loro disponibilità nel corso di questi tre anni. Ringrazio inoltre di tutto cuore la comunità di San Martino di Tribano, che mi ha accolto come uno di loro e mi ha permesso di vivere una pastorale incarnata e fraterna. E come dimenticare Claudia Guglielmi discreta e efficace, che mi ha facilitato i primi contatti con il Centro Missionario.
Parto con la certezza nel cuore che la Chiesa è veramente cattolica — cioè universale — quando sa dare e ricevere, imparare e condividere, al di là delle culture e dei continenti. Che il Signore benedica la diocesi di Padova e renda il centuplo di ciò che mi ha generosamente donato.
don Paulin Tièrowè Somda
Foto pixabay.com – Murales – Burkina Faso; Depositi per granaglie – Burkina Faso

