E il vento soffia ancora

La missione non termina con il ritorno a casa, perché continua a interrogare, a generare incontri e ad aprire nuove strade. È quanto accaduto ad alcuni laici fidei donum di Padova che, dopo aver vissuto personalmente la missione, hanno scelto di mettere la propria esperienza a servizio di chi oggi si domanda se la partenza possa diventare parte della propria storia. Da questo desiderio è nato, insieme al Centro Missionario Diocesano di Padova, un percorso rivolto a laici interessati alla missione ad gentes: non una preparazione automatica alla partenza, ma uno spazio di ascolto, confronto e discernimento. Un cammino fatto di Parola, testimonianze e domande, nel quale la missione torna a essere prima di tutto incontro e disponibilità a lasciarsi trasformare.

Ci sono esperienze che, anche quando sembrano concluse, continuano a soffiare dentro di noi e non smettono di generare nuove domande. Dopo aver vissuto personalmente l’esperienza della missione come laici fidei donum, non si è placato il desiderio di condividere con altri la bellezza e la ricchezza di quanto vissuto. Così ha trovato terreno fertile in noi, Mauro e Chiara Marangoni con Nicola e Angela Pellichero, la richiesta del Centro Missionario di Padova di sognare un nuovo percorso per laici che sentissero nel cuore il desiderio di partire, ma ancor prima la necessità di interrogarsi e capire se la missione ad gentes potesse essere una strada possibile. Tutto questo per il bene che vogliamo alla missione e per il desiderio che altre persone possano ricevere quel regalo che noi abbiamo ricevuto ormai qualche anno indietro: l’incontro con l’altro, con culture e realtà lontane, ma soprattutto l’incontro con il Signore. Perché la missione ha la capacità di trasformare una terra straniera in casa e le persone incontrate in compagni di strada che continuano ad abitare la nostra vita anche quando siamo tornati. È iniziato così questo nuovo cammino proposto dal Centro Missionario Diocesano di Padova. L’équipe è stata composta da don Raffaele, direttore del Centro Missionario, da Elisabetta Corà, missionaria laica e oggi collaboratrice del Centro, da don Luigi Turato, sacerdote della Chiesa di Padova e fidei donum in Brasile per 13 anni, oltre che da noi quattro. Sette persone diverse per storia e sensibilità, ma unite dal desiderio di accompagnare e lasciarsi accompagnare in un percorso che non è stato tutto scritto a tavolino, ma che si è composto e generato strada facendo, domanda incontrando. A raccogliere la proposta sono state otto persone: due coppie di sposi e quattro ragazze. Otto storie diverse, provenienze differenti, esperienze di vita cristiana non omogenee e incontri missionari molto variegati. Proprio questa diversità si è rivelata la più grande ricchezza.

Gli incontri sono stati sette nel corso dell’anno: cinque dedicati ad alcuni temi fondamentali della missione e due momenti di condivisione e verifica del percorso. Abbiamo approfondito la storia missionaria della Chiesa di Padova, partendo dal documento Laici a servizio della comunione e cooperazione tra Chiese della diocesi di Padova, per poi interrogarci sulle motivazioni e sulla chiamata alla missione della Chiesa Universale. Abbiamo affrontato il tema delle relazioni e della solitudine, guardando sia a chi parte sia a chi resta; ci siamo confrontati sullo stile del laico NotiCum – Il volto della missione || Anno 63 – n. 09 – Settembre 2026 missionario fidei donum e, infine, abbiamo percorso le diverse fasi dell’esperienza missionaria: il prima, il durante e il dopo. Ogni incontro, prima di affrontare qualsiasi argomento, iniziava dalla Parola. Ci siamo lasciati guidare dallo Spirito, partendo dal Vangelo e chiedendoci cosa questa Parola viva racconti concretamente oggi nelle nostre vite. Desideravamo innanzitutto, prima di tanti discorsi, lasciare che fosse la Parola ad abitare le nostre domande, le nostre attese, le nostre paure e i nostri desideri. A rendere ancora più vivo il percorso sono stati gli “ospiti-testimoni”. In ogni incontro abbiamo invitato amici, presbiteri e laici, che avevano vissuto esperienze missionarie nelle diverse realtà della Diocesi di Padova; dall’Ecuador al Kenya, dal Brasile ad altre terre del mondo. I loro racconti non erano semplici testimonianze da ascoltare, ma occasioni per aprire un dialogo. Attraverso le loro parole abbiamo potuto confrontarci con la concretezza della missione: le gioie e le fatiche, la lontananza, le relazioni, la solitudine, il ritorno, le aspettative che la missione trasforma e rigenera in “cose nuove”. Si è cercato di non dare risposte preconfezionate. Si è provato piuttosto a creare uno spazio in cui ciascuno potesse ascoltare ciò che si muoveva dentro e potesse condividerlo con gli altri. Perché una partenza missionaria non nasce semplicemente dal desiderio di “fare qualcosa” per gli altri. Chiede di lasciarsi interrogare, di discernere, di riconoscere una chiamata e di capire, insieme alla propria Chiesa, quale sia la strada da percorrere.

Alla fine dei sette incontri, due ragazze hanno dato la propria disponibilità a partire. È stato forse il segno più concreto che quel piccolo cammino aveva generato qualcosa. Non tanto perché l’obiettivo fosse arrivare necessariamente a una partenza, ma perché qualcuno aveva trovato lo spazio e il tempo per ascoltare una possibilità e per darle un nome e una concretezza. E il cammino, in realtà, non finisce qui. Per il prossimo anno abbiamo scelto di continuare a camminare insieme con le persone che desiderano proseguire questo percorso. Ci fermeremo ancora, ma questa volta per abitare più profondamente una parola: discernimento. Perché forse, dopo aver ascoltato tante storie diverse e incontrato tante esperienze, è arrivato il momento di ascoltare con maggiore attenzione la propria storia. Il vento, dunque, continua a soffiare. Non sappiamo ancora dove ci porterà, ma abbiamo imparato che non sempre è necessario conoscere la destinazione. A volte basta fermarsi, ascoltare, riconoscere il vento e avere il coraggio di lasciarsi muovere. Perché la missione non è soltanto un luogo verso cui partire. È un vento che continua a soffiare, che apre strade, rinnova chiamate e ci ricorda che, quando ci lasciamo guidare dallo Spirito, anche le terre più lontane possono diventare casa.

A cura di Damiano Conati – NotiCum – Anno 63 – n. 09 – Settembre 2026