In Etiopia, dove la missione segue l’orologio del cuore

Mentre in Europa “il tempo è denaro”, in Etiopia “il tempo è vita”, senza frenesia e ossessioni per le scadenze. Don Stefano Ferraretto, 43 anni, fidei donum della diocesi di Padova, è nella prefettura di Robe da sette anni e ci racconta gioie e fatiche dell’annuncio del Vangelo nel secondo paese più popoloso dell’Africa. Anche il calendario qui è diverso, è quello Giuliano: l’anno comincia l’11 settembre, ci sono 12 mesi da 30 giorni e uno da 5.
Grandi distese verdi di grano sotto un cielo azzurro, perfetto, senza nuvole. E il sorriso della gente, un saluto semplice, affettuoso, fatto di abbracci e case aperte. Questi i primi fotogrammi della missione in Etiopia di don Stefano Ferraretto, 43 anni, fidei donum della diocesi di Padova presso la prefettura apostolica di Robe dove è arrivato nel 2019. In un contesto in cui l’islam è per tradizione la religione più diffusa, i missionari fidei donum padovani – don Stefano e don Nicola De Guio – sono presenti nelle comunità di Dodola, Kokossa, Herero e Adaba. Una “missione diffusa” che segue una serie di comunità più o meno piccole sparse in vari paesi della zona del West Arsi, una provincia della regione di Oromia, considerata il granaio d’Etiopia per le sue terre fertili e ben coltivate a cereali.

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