Siamo arrivati a Boa Vista, capitale dello Stato di Roraima, durante la notte tra venerdì 26 e sabato 27 giugno.
Sabato 27 giugno. Primo giorno in Brasile.
Al mattino di sabato abbiamo fatto colazione insieme ai nostri amici sacerdoti Fidei Donum presso la prelazia di Boa Vista, dove poi abbiamo salutato il vescovo, mons. Evaristo Pascoal Spengler. Mentre don Massimo Valente, don Mattia Bozzolan e don Mario Gamba sono rimasti a Boa Vista per un’attività della Caritas, noi ci siamo diretti a nord verso Pacaraima. Il gruppo era formato dal vescovo Claudio, don Raffaele Coccato, don Marco Galletti, don Severino Alessio, don Mattia Bezze e don Giuseppe Danieli, Fidei Donum della Diocesi di Treviso.
Lungo la strada siamo entrati nella zona indigena, fermandoci in modo particolare nella comunità di Santa Rosa, dove tutta la comunità, dai più piccoli ai più grandi, con molta allegria e molta gioia, stava aspettando il nostro arrivo per celebrare l’Eucaristia insieme al vescovo Claudio. Per loro ricevere il vescovo di Padova è stata un’occasione storica, che hanno preparato in maniera veramente intensa, con canti e danze di accoglienza e con alcuni semplici saluti e discorsi di benvenuto. La celebrazione eucaristica si è svolta nella chiesa di quella comunità indigena, dedicata a San Giuseppe. È stata una Messa molto sentita, molto vissuta, usando le due lingue, portoghese e italiano. Abbiamo celebrato la festa dei santi Pietro e Paolo, perché la liturgia qui prevedeva questo. Abbiamo ricordato anche il legame delle Chiese, quella locale e quella universale, proprio in forza dell’esperienza apostolica di san Pietro e san Paolo.
Il vescovo Claudio ha ricordato, a partire dal Vangelo del giorno, come sulla fede degli apostoli, sulla fede di Pietro che risponde a Gesù: «Tu sei il Cristo», si appoggino anche le nostre Chiese. Aver vissuto la fede comune in quel momento, in quel luogo, con quelle persone e con quell’entusiasmo, ci ha ricordato come la fede ci unisca e ci porti avanti nella vita, sottolineando anche il momento di grazia che tutti, in quel momento, stavamo vivendo in ragione della fede condivisa. Dopo la Santa Messa ci sono stati i saluti un po’ più estesi, la presentazione di ciascuno di noi, dei nostri pensieri e dei nostri ruoli, e anche i nostri auguri per questa comunità che ci ha accolto.

Al termine di questo momento c’è stato il pranzo comunitario, preparato dalla comunità, a base di prodotti locali molto semplici ma molto appetitosi, in un bel clima di fraternità molto genuino. Infine, dopo i saluti conclusivi della visita, siamo ripartiti per arrivare alla sede della missione nella città di Pacaraima, che è al confine con il Venezuela, dove appunto l’impegno missionario è a cavallo delle due nazioni: tra Pacaraima, diocesi di Roraima in Brasile, e il vicariato del Caroní, al di là del confine, vicariato di Santa Elena de Uairén, dove ci sposteremo lunedì per salutare il vescovo Gonzalo Ontiveros Vivas.
Quindi abbiamo avuto un pomeriggio di sosta e, in serata, una visita gioiosa e fraterna alle Suore di San Giuseppe, una congregazione nata in Francia ma diffusa in tutti i continenti. Abbiamo incontrato due sorelle brasiliane che vivono da qualche anno in questa comunità, suor Valda e suor Joana, le quali si occupano in modo particolare dei migranti venezuelani che arrivano in questa città. Nello specifico, gestiscono una casa di accoglienza e di rifugio per mamme e bambini venezuelani che passano il confine e che attendono di poter svolgere le varie procedure di riconoscimento per ottenere quei permessi che permettono loro di muoversi nel Brasile. Molto spesso i migranti che giungono dal Venezuela sono famiglie, donne e madri con figli che, passando di qui, sono diretti ad altre destinazioni. Appena sono in grado di ripartire, cercano di ricongiungersi ai mariti già arrivati e che vivono in altre città del Brasile, dove hanno già trovato lavoro e un luogo dove vivere.
Dopo l’incontro e dopo esserci congedati dalle suore, c’è stato il tempo per una passeggiata nella città, fino al confine con il Venezuela, per poi tornare a casa.
Una prima giornata vissuta intensamente.
- Arrivo a Boa Vista
- Messaggio di benvenuto
- La comunità di Santa Rosa
- Il pranzo condiviso
- Una mappa per orientarci
- Sorelle di san Giuseppe a Pacaraima
Domenica 28 giugno. Pacaraima.
Siamo usciti di casa molto presto per entrare nella terra venezuelana del sud, nel vicariato del Caroní, con una prima sosta in un luogo sacro per le popolazioni indigene di questo territorio. Qui due grandi rocce formano un abbraccio e sono considerate come un monito: l’abbraccio di due giovani, lei di etnia Pemon e lui Makushi, che, amandosi e volendo vivere insieme contro la volontà dei loro popoli, hanno sancito una forma di alleanza tra le popolazioni indigene, trasformandosi per amore in queste due rocce che formano un abbraccio. Questo luogo è anche considerato come una porta d’ingresso nel territorio indigeno. Per rispetto, don Mattia, ogni volta che entra in questa regione con nuovi visitatori, si ferma quasi per chiedere il permesso di entrare nelle terre indigene.
Dopo aver ammirato questo bellissimo e coloratissimo abbraccio, abbiamo proseguito il nostro viaggio per altri 180 chilometri circa verso la comunità indigena di San Raffaele, dove siamo stati accolti in maniera straordinaria. Ci è stata offerta un’abbondantissima colazione a base di prodotti locali. Abbiamo celebrato la Santa Messa domenicale, molto festosa e ricca di momenti di scambio e di saluto reciproco e, orientati dalla Parola di Dio, abbiamo vissuto questo incontro come esperienza di comunione tra popoli e tra Chiese diverse.
Siamo stati tutti impressionati dalla bellezza della relazione con questo popolo: tutto è stato molto toccante e pieno di allegria e semplicità. Ci ha colpito la cura che hanno avuto per noi e per organizzare tutto in modo accurato e gioioso.

È stata anche l’occasione per festeggiare il compleanno di don Mattia Bezze e per ricordare e apprezzare la presenza della Diocesi di Padova, importante per la loro vita spirituale e per sentirsi inseriti nella loro Chiesa locale grazie al vescovo di Santa Elena de Uairén, mons. Gonzalo Ontiveros Vivas.
Sulla strada del ritorno abbiamo approfittato per fare una sosta presso una delle tante cascate di questa regione della Gran Sabana, da dove si può vedere, in lontananza, il massiccio montagnoso del Roraima. Poi abbiamo ripreso il nostro viaggio per rientrare nel pomeriggio a Pacaraima.
Qui, alla sera, abbiamo celebrato la Messa festiva in parrocchia. Anche qui la comunità del Sacro Cuore di Pacaraima ha voluto festeggiare don Mattia per il suo compleanno, con un rinfresco dopo la Santa Messa, e dimostrargli così tanta gratitudine per il suo servizio pastorale.
Lunedì 29 giugno. Solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Abbiamo dedicato tutta la mattinata, fino al primo pomeriggio, alla visita del vescovo Gonzalo Ontiveros, del Vicariato del Caroní, presso la sua sede nella città di Sant’Elena de Uairén.
Abbiamo iniziato la giornata con un gesto toccante e del tutto speciale della comunità indigena che risiede qualche chilometro dalla città di Sant’Elena. Siamo stati accolti non solo con canti e danze, ma soprattutto con un gesto particolare: la lavanda dei piedi, delle mani e del capo, affinché il nostro ingresso in questa terra a loro sacra avvenisse con l’animo puro e con lo spirito aperto.
Il gesto è stato molto forte dal punto di vista emotivo ed è stato compiuto nei confronti di tutti noi ospiti, a cominciare dal vescovo Claudio e poi, uno ad uno, degli altri presenti. Era presente tutta la comunità indigena, dalle persone più anziane ai giovani e ai più piccoli, quasi tutti in abiti tradizionali.
In questa occasione il vescovo Claudio ha ricordato il legame di fede e di solidarietà che unisce la Chiesa di Padova a quella del Vicariato del Caroní. Il vescovo ha anche sottolineato come la Chiesa di Padova affondi le proprie radici in una santa martire, la giovane Giustina, che nel 304 segnò con il suo sangue la presenza della fede cristiana in terra padovana. Una Chiesa dalle origini antiche e, quindi, anche un po’ anziana, bisognosa di incontrare Chiese giovani come quella che abbiamo conosciuto in questi giorni e, in modo particolare, oggi, quando abbiamo sperimentato il bene che può nascere dalla comunione, dalla comunicazione e soprattutto da relazioni umane significative.
Dopo questo momento intenso, conclusosi secondo le tradizioni locali con la condivisione del cibo, ci siamo recati alla sede del Vicariato, dove vive il vescovo Gonzalo, a Sant’Elena. Abbiamo visitato la cattedrale e poi la casa di accoglienza per giovani ragazze indigene che, provenendo dai luoghi più remoti del Vicariato, possono trovare un luogo dove appoggiarsi per studiare in città, in tutta sicurezza.
La casa è gestita da molti anni da suore venezuelane di carisma francescano che, insieme alle ragazze, ci hanno offerto una serie di rappresentazioni musicali e danzanti. Una quarantina di giovani studentesse ci hanno accompagnato in un percorso di conoscenza dell’America Latina, della sua storia e della sua tradizione culturale attraverso danze e costumi.
Al gruppo delle studentesse si è poi aggiunto quello degli studenti ospiti di un’analoga struttura diocesana poco distante. I ragazzi si sono esibiti alternando musiche — eseguite dalla loro piccola orchestra, nella quale erano presenti sassofono, banjo e chitarra a quattro corde — danze, canti e letture, per richiamare le radici storiche e culturali dei popoli tradizionali. In tutto questo si è percepita la fede e il contributo che essa ha dato alla realizzazione di questi progetti di ospitalità e promozione umana.
Abbiamo concluso la visita al vescovo Gonzalo con il pranzo, insieme ai sacerdoti presenti. Alcuni di loro provengono da un’altra diocesi e sono impegnati in un programma di sostegno del clero di Sant’Elena e del Caroní.
Prima del rientro a Pacaraima abbiamo commentato con il vescovo Gonzalo la situazione che si è venuta a creare nel nord del Paese a causa del terremoto e la solidarietà che si sta organizzando per soccorrere le popolazioni colpite dal sisma. È proprio il vescovo Gonzalo a coordinare l’organizzazione degli aiuti che, da questa parte del Paese e dai Paesi confinanti, vengono inviati verso la zona colpita. Il vescovo e i suoi collaboratori ci hanno testimoniato come, nonostante la povertà della popolazione venezuelana, dovuta alla crisi economica e istituzionale che il Paese sta attraversando, tutti si stanno mobilitando per aiutare coloro che sono stati colpiti da questa calamità.
Rimanendo a Pacaraima per alcuni giorni, anche noi abbiamo potuto renderci conto della solidarietà che si è attivata a favore delle persone colpite dal terremoto. Pur non disponendo di grandi risorse, questa popolazione e la parrocchia del Sacro Cuore di Pacaraima si sono mobilitate per raccogliere materiale da inviare nelle zone terremotate. In questi giorni due pick-up di aiuti sono stati consegnati al vescovo Gonzalo, che provvederà a farli arrivare nelle zone più bisognose.

















