Aggiornamento del 17 marzo 2026
Note sul Kenya
Il Kenya oggi è un Paese in crescita ma segnato da forti disuguaglianze. Accanto allo sviluppo urbano e tecnologico, persistono povertà diffusa, disoccupazione e difficoltà nell’accesso a sanità e istruzione, soprattutto nelle aree rurali. La popolazione giovane rappresenta una grande risorsa, ma anche una sfida. Problemi come cambiamenti climatici, siccità e instabilità economica influenzano la vita quotidiana, mentre aumentano gli sforzi per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile.
In Kenya le persone con disabilità vivono spesso in condizioni di forte marginalizzazione, con difficoltà di accesso a sanità, istruzione e lavoro, soprattutto nelle aree rurali. Persistono stigma sociale e povertà, che limitano l’inclusione. Alcuni osservatori stimano che il 10% della popolazione abbia una disabilità, pari a 4-5 milioni di persone, evidenziando l’ampiezza del fenomeno nel Paese. il dato ufficiale invece si riferisce al censimento del 2019 quando si attestava intorno al 2–3%. Le differenze tra questi due limiti dipendono da diverse definizioni di disabilità, differenti metodi di raccolta dei dati e sottodichiarazione dovuta allo stigma sociale. Inoltre, molte disabilità, soprattutto quelle meno visibili, non vengono registrate, rendendo le stime ufficiali inferiori al dato reale.
L’attività delle Piccole Figlie di San Giuseppe
Ogni anno il Centro Ol’Kalou, gestito dalle Suore Piccole Figlie di S. Giuseppe, accoglie più di 200 bambini e ragazzi tra i 2 e i 20 anni. L’obiettivo è favorire la loro autonomia attraverso cure medico-riabilitative (interventi chirurgici, fisioterapia, protesi, gessi e tutori) e formazione scolastica, per facilitarne l’inserimento nella scuola pubblica e nel mondo del lavoro. La permanenza varia da uno a dieci anni, secondo le esigenze terapeutiche. Dal 1995 la scuola ospita anche un numero crescente di studenti pendolari non disabili delle aree vicine, che frequentano le lezioni e usufruiscono della mensa. Questa convivenza tra ragazzi diminuisce lo stigma che in Kenya è ancora molto presente.
Gli interventi chirurgici sono eseguiti da un’équipe di medici volontari italiani presso l’ospedale missionario di North Kinangop, seguiti da fisioterapia. Il Centro mantiene contatti con i pazienti anche dopo la dimissione, monitorando le condizioni e intervenendo su protesi quando necessario. Un ulteriore obiettivo è sensibilizzare la comunità ad accogliere la disabilità come parte della diversità umana, contrastando pregiudizi e discriminazioni. Fondamentale è il rapporto con le famiglie, per favorire una collaborazione attiva nel percorso riabilitativo dei bambini. Il Centro si sostiene grazie a donazioni: alle famiglie è richiesto un contributo pari a un quinto dei costi, rendendo essenziale ogni aiuto per garantire la continuità del servizio.
La testimonianza di Suor Mary Pauline Waititu
Sono nata e cresciuta a Nyeri, nella parte centrale del Kenya, dove ho anche frequentato la scuola. Quando avevo circa 18 anni, mentre frequentavo le scuole superiori, visitammo la casa di Olkalou nella contea di Nyandarua. La struttura, gestita da suore italiane, si prendeva cura di bambini con disabilità, di età compresa tra i 3 e i 25 anni. Ciò che mi colpì di più fu la loro gioia. Nonostante le loro difficoltà fisiche, irradiavano felicità, fiducia e un profondo senso di accettazione di sé. Mi resi conto che questo era il frutto dell’amore, della cura e dell’ambiente accogliente che le suore offrivano. Fondata nel 1971, la casa di Olkalou ha cambiato la vita di migliaia di persone fino ad oggi. Quella visita ha lasciato un segno indelebile in me e ha giocato un ruolo chiave nell’ispirare la persona che sono oggi. Quel pomeriggio, accadde qualcosa che avrebbe profondamente plasmato la mia vita e che alla fine mi avrebbe condotto alla vocazione religiosa.
Stavamo giocando fuori con i bambini quando iniziò a piovere. Mentre il diluvio si intensificava, quelli con le stampelle si affrettavano a rifugiarsi nelle loro aule e io li aiutavo a entrare. Ma in disparte, ai margini del campo, una ragazzina di circa tredici anni rimaneva seduta, incapace di muoversi. Nella fretta, nessuno di noi l’aveva notata. Fu un’anziana suora italiana a scorgerla da lontano. Le piccole mani della bambina erano alzate in aria, in cerca d’aiuto sotto la pioggia battente. Senza esitare un attimo, la suora si precipitò in avanti come una freccia scoccata da un arco. Portava un ombrello, ma era evidente che la sua preoccupazione non era quella di ripararsi dalla pioggia. Raggiunse la ragazza e la sollevò delicatamente, cullandola come una neonata con un braccio, mentre con l’altra mano teneva l’ombrello sopra entrambe. In meno di due minuti, la bambina era al sicuro e al riparo. Quella scena mi colpì profondamente. Quel semplice gesto d’amore per una persona così vulnerabile si impresse nel mio cuore. Pensai: questa è una suora italiana che mostra tanta tenerezza per una povera e vulnerabile ragazza africana. Mi commosse in un modo che all’epoca non riuscii a esprimere appieno. Da quel giorno in poi, seppi: volevo fare qualcosa per i più vulnerabili. Quel momento divenne una delle più grandi ispirazioni per la mia vocazione alla vita religiosa.
Il sostegno a distanza
Ci si prefigge di sostenere alcune classi di bambini/ragazzi/adolescenti che hanno bisogno di maggiori attenzioni per la loro situazione sanitaria e familiare.
Il contributo mensile richiesto è di 30 €
Il partner locale
Il Centro Missionario Diocesano di Padova conosce bene le Suore Piccole Figlie di S. Giuseppe essendo state per lunghi anni al fianco dei missionari Fidei donum padovani in Kenya. Inizialmente hanno collaborando nella pastorale e successivamente hanno iniziato ad avviare specifiche attività. La congregazione ha sede a Verona e furono fondate a fine ‘800 da don Giuseppe Baldo, prete diocesano di Verona. Con le suore che operano presso il centro viene mantenuto un frequente scambio di informazioni e notizie per monitorare l’andamento del progetto.
Leggi l’intera conversazione con suor MaryPauline
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